Foto e sticker
“Hanno fatto uno sticker con la mia faccia. Ho chiesto di smettere, ma continuano.”
Hai diritto a dire che non vuoi che la tua immagine venga usata in quel modo. Chiedi di cancellarlo e di non inoltrarlo. Se continua a girare, salva le prove e parlane con un adulto di fiducia. “Era per ridere” non cancella il disagio di chi viene preso di mira.
Feed e social
“Perché TikTok continua a mostrarmi video che mi fanno arrabbiare?”
Anche fermarti a guardare è un segnale. Se resti fino alla fine, apri i commenti o il profilo, la piattaforma capisce che quel contenuto riesce a trattenerti. Salta prima, usa “Non mi interessa” e cerca intenzionalmente contenuti diversi. Il feed è quello che la piattaforma sceglie di metterti davanti. È la bolla che ti crei.
AI e fake news
“Se un’AI risponde in modo molto sicuro, posso fidarmi?”
No, non solo per il tono. Un’AI può scrivere una risposta convincente e contenere comunque errori o fonti inventate. Per le cose importanti controlla sempre su una fonte affidabile.
Persone online
“Una persona dice di avere la mia età e mi chiede una foto privata. Come faccio a sapere chi è davvero?”
Se la conosci soltanto online non puoi saperlo con certezza. Nome, foto, età, voce e perfino brevi video possono essere falsi o manipolati. Non mandare immagini private e parlane con un adulto di fiducia se la richiesta ti mette a disagio.
Chat e gruppi
“Nel gruppo della classe prendono sempre di mira la stessa persona. Io non scrivo niente.”
Non rilanciare è importante, ma puoi fare qualcosa in più. Non mettere like, non inoltrare, scrivi in privato alla persona coinvolta e, se la situazione continua, parlane con un adulto. Chi guarda può alimentare una dinamica oppure contribuire a fermarla.